Il metodo della Fenice di Antonio Fusco, la terza indagine del commissario Casabona

Con il mito della fenice il male rigenera se stesso, il metodo non è usato necessariamente dai buoni che vogliono espiare le proprie colpe attraverso la purificazione degli errori commessi in vita con la morte che riapre il ciclo come nel mito per l’appunto dell’ araba fenice per migliorare i flussi. Questa immagine letteraria si presta a una visualizzazione del male che argina gli attacchi dei buoni per ripartire magari altrove con le stesse modalità di sempre una volta che viene individuato. I cattivi sanno come attivare i loro sistemi di sicurezza quando stanno per essere cuccati. La terza indagine del commissario Casabona non è certo paragonabile per esempio a https://umbriawaysemplifica.wordpress.com/2020/02/16/michael-connely-la-scatola-nera-un-thriller-con-harry-bosch/ anche perchè qui a fare i controlli di congruenza sui materiali scritti non c’è un esercito di ghost writer come sospetto che ci sia dietro a Connely, però questo commissario umanamente invischiato in storie da comuni mortali funziona come professionista che fa bene il suo mestiere. E la trama? Quella arriva sempre prima di tutto. Certo ci vogliono i colpi di genio per farla progredire e alimentarla e uno di questi prevede all’ inizio che dopo il ritrovamento di una ragazza da night sotto un ponte adibito a discarica che ci sia subito un comodo colpevole: un pornoattore che ha un audi station vagon nera avvistata da un testimone che frequenta la comunità dei trasgressivi elfi nei boschi, una comunità alternativa dallo spirito anarchico che si ribella alle convenzioni formali della società. A quel punto il gioco prevede che venga ritrovato anche il secondo cadavere, quello per l’appunto dell’ audace pornoattore che regala tanta felicità alle massaie annoiate di Valdenza grazie alle sue prestazioni amatoriali immortalate da una nota casa cinematografica non certo destinata a vincere prestigiosi riconoscimenti internazionali da parte della critica. Caso chiuso quindi dopo poche pagine, con soddisfazione di tutte le cariche altisonanti degli organi preposti che così evitano il consueto linciaggio mediatico che renderebbe le loro poltrone in bilico. Ma qualcosa non torna, anche se ormai tutto quadra, persino il ritrovamento di una impronta digitale su una tanica di benzina usata dal pornoattore per compiere il suo misfatto, così prima di chiudere ufficialmente l’indagine Casabona per scrupolo lascia attive le intercettazioni della nota casa di produzione amatoriale di film porno ad uso e consumo di insospettabili cittadini dediti alla tragressione che tengono a tutelare la riservatezza delle loro prestazioni. Qui vediamo un Casabona in crisi che idealizza famiglie ideali (come quella che vede tutti i giorni di fronte al suo ufficio e che poi scoprirà meno integerrima di quello che aveva giudicato) visto che dorme da solo in commissariato e il suo matrimonio sembra in crisi forse per noia, forse per routine e assenza di slanci vitali, valutando ance qui male la situazione. Il colpo di scena arriva dai rilievi del DNA che incrociato con quello di vecchi casi irrisolti poi riesumati dalle nuove tecnologie crea una assurda corrispondenza con un omicidio avvenuto sempre nella stessa zona nel 1969 ma il pronoattore nasce nel settanta e non può avere un ruolo in quella vicenda, quindi la spiegazione logica diventa un trapianto con un genitore che era l’assassino del primo delitto, una donna con un figlio accoltellata in un casolare il cui primo indiziato diventa un barbiere che aveva deciso di aiutarla. Ma indagando sulla figura del pornoattore non salta fuori niente di ereditato geneticamente per cui si arriva a un ulteriore colpo di scena, ossia la presenza di una seconda persona sovrapposta che aiuterà a districare la matassa. Forse è proprio qui che il tutto diventa complicato e il lettore deve procedere a passo cauto con il goniometro per non rischiare di perdersi qualcosa, soprattutto quando si parla di scientificità di prove genetiche che come abbiamo visto anche nel mondo reale creano sempre grandi discussioni. Progressivamente si arriva al famoso assunto decadente dell’ allora bibbiano, una domanda retorica presa scherzosdamente in prestito dagli intellettuali di facebook che indicano con questa provocazione una serie di soprusi rivolti ai minori fagocitati dalle nuove forme aggressive del business spregiudicato. Le persone sono colli e codici iban, così piano piano scivoliamo verso il divampare del male cosmico cone i titolari della comunità la Siepe intenti a elaborare misfatti e strategie di possesso di beni altrui anche e soprattutto tramite omicidi efferati. In questa serie di Fusco c’è sempre una certa poesia riflessiva, con divagazioni filosofiche e scorribande anche nelle grane del privato cittadino che diventa il lettore, che si specchia in una realtà che non è molto distante da quella che si ritrova chiudendo il libro. Così potremmo rimanere interdetti di fronte alle ammissioni di colpa della nostra società bibbianese raccontata nel libro con molti colpi di scena tra cui quello finale al fulmicotone, ma ormai siamo talmente assuefatti alle infinite tentacolari emanazioni del distorto che non ci fa più effetto nulla. Forse siamo addirittura contenti quando il messia finale viene giustiziato da un misterioso killer scivolato un attimo prima nell’ ospedale psichiatrico in cui si era rifugiato come sotterfugio per rinascere, prima che Casabona gli metta le manette. Forse così plachiamo anche la nostra rabbia di lettori abituati a fomentare odio sui social network. Una bella storia raccontata in maniera incisiva e brillante, forse l’unica pecca sta nel fatto che l’indagine non sempre è linearmente comprensibile (la sovrapposizione tra dna diversi crea situazioni ingarbugliate), ma può essere un problema soggettivo. Ovviamente l’abilità nello scrivere una serie sta nel fatto che la storia criminale finisce, ma continua quella personale del commissario Tommaso Casabona negli altri libri della serie che alla fine sarà talmente disgustato da quello che ha visto che rimetterà qui una specie di mandato, anche perchè nel frattempo scopre che la moglie ha problemi più seri che una infatuazione altrui che alimentava la sua gelosia, una malattia letale da curare tempestivamente. La figura del messia ha un suo fascino, è fortemente caratterizzata, grazie all’ espediente della maschera psichiatrica che ha permesso di interrompere l’indagine grazie a un tatticismo (ammettendo la presenza di un delitto non denunciato ottiene come effetto la sottrazione temporanea del caso a Casabona che stava viaggiando troppo veloce nelle indagini), il grande guru potrà dire tutto e il contrario di tutto, persino raccontare le sue ineffabili visioni di morte facendole passare come deliri anzichè come esperienze reali vissute, sarcasmo che alla fine verrà adeguatamente punito da qualcuno disposto a pareggiare i conti con certe passate atrocità subite. Scrittura semplice ed efficace, anche se con trama complessa da cubo di rubik, nel complesso valutazione generale molto positiva e quando un prodotto funziona dietro ci sono tante cose che lo fanno funzionare, vedi ad esempio la pagina dei ringraziamenti finali da parte dell’ autore, che evidenzia quante persone siano coinvolte dietro e quanta serietà di scrittura riflessa ci sia dentro a questo viaggio di affabulazione!

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